L’Omeopatia
venerdì, giugno 27th, 2008 | Tutela e aspetti legali dell'omeopatia
L’omeopatia è una disciplina terapeutica che ha lo scopo di curare il paziente usando un metodo clinico terapeutico basato sulla legge dei simili che prevede l’utilizzo delle sostanze medicamentose a dosi minime o infinitesimali.
L’applicazione della legge dei simili è patrimonio antico. Ippocrate (III sec. a. C.) e Paracelso (1493-1542) l’applicavano, ma il vero padre dell’omeopatia è Samuel Hahnemann (1755-1843), un medico tedesco che sperimentò e organizzò scientificamente quella che oggi si pone come nuova frontiera per un reale benessere psicofisico.
Hahnemann, non soddisfatto delle pratiche di medicina di allora, aveva abbandonato l’attività di medico e si era dedicato alla traduzione di testi scientifici, finché nel 1789 traducendo dall’inglese la “ materia medica” di Cullen, ebbe la prima intuizione.
La “materia medica” di Cullen era l’equivalente di un nostro trattato di farmacologia in cui si
attribuiva l’efficacia della corteccia di china, nel trattamento della malaria, alle sue proprietà amare e astringenti. Si era notato infatti che i raccoglitori di corteccia di china da cui si estrae il chinino si ammalavano spesso presentando febbri intermittenti, brividi e altri sintomi simili alla malaria. Hahnemann sosteneva che prima di usare una qualsiasi sostanza come medicina, bisognava conoscere le sue proprietà mediante la sperimentazione, specialmente sull’uomo sano.
Così non si accontentò della teoria di Cullen, ma iniziò a sperimentare su se stesso ripetute dosi di estratto di corteccia di china finché fu colpito anche lui da febbre brividi palpitazioni, sonnolenza. Apparvero insomma tutti i sintomi che definivano la malaria. In questo modo Hahnemann formulò e scrisse la legge dei simili:
OGNI SOSTANZA FARMACOLOGICAMENTE ATTIVA INDUCE NELL’UOMO SANO E SENSIBILE UN INSIEME DI SINTOMI E SEGNI CARATTERISTICI DELLA SOSTANZA IMPIEGATA E PRODUCE GUARIGIONE NELL’INDIVIDUO AMMALATO CON GLI STESSI SINTOMI CHE ESSA È STATA CAPACE DI PROVOCARE.
Con l’esperienza e la sperimentazione costante rilevò inoltre un aumento del potere curativo al diminuire della dose, e l’eliminazione degli effetti tossici intrinsechi in ogni sostanza farmacologica. Ecco perché in omeopatia si utilizzano dosaggi infinitesimali.
La differenza.
La medicina tradizionale si è sviluppata nello studio delle parti. E’ arrivata a cercare la causa delle malattie nella specializzazione. Ha scisso l’unità della persona, l’ha divisa in organi e in parti di essi affetti da malattie autonome. Ha catalogato sintomi e segni, rimanendo infine prigioniera della sua scomposizione.
La malattia è disordine che va corretto nella sua complessità.
La malattia è squilibrio di tutto l’individuo. La malattia è frutto del terreno preesistente, delle determinanti ambientali, dell’alimentazione e delle relazioni interpersonali.
E questo, al microscopio non si può vedere.
Una definizione di salute.
I fondatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno definito la salute come: benessere fisico, mentale e sociale.
Questa è la definizione in cui si riconosce l’omeopatia..
La salute non è solo abolizione di sintomi, ma uno stato di benessere caratterizzato da libertà di volontà, libertà di pensiero, positività di rapporto con se stessi con gli altri e con l’ambiente. In una parola: armonia.
I campanelli d’allarme.
I sintomi sono segnali che qualcosa non va.
I disturbi non sono fatti locali, ma manifestazioni locali di una totalità perturbata.
L’intervento del medico omeopatico è essenzialmente di riordinamento dell’individuo nel rispetto della sua complessità.
Le malattie, i sintomi cessano con il ripristino dell’ordine. Quando l’individuo inizia il processo di guarigione che avviene attraverso la reazione al rimedio omeopatico.
Il principio.
Quando abbiamo le mani fredde possiamo riscaldarle su un termosifone o metterle a contatto con il ghiaccio per qualche istante, trascorso il quale si riscalderanno per reazione.
Con la prima soluzione, utilizziamo la via dei contrari. Con la seconda, la via dei simili.
La differenza fondamentale è che con la via dei contrari lasciamo passivo l’organismo, che riceve il calore, ma lo stato di benessere tende ad essere breve e cessare con la sospensione dell’intervento.
L’uso della legge dei simili provoca una risposta reattiva da parte dell’organismo, che è spinto a produrre calore e a reagire in modo intenso e duraturo.
La reazione caldo freddo è esemplificativa del carattere di stimolo alla reazione del rimedio omeopatico.
La cura.
Curare omeopaticamente significa utilizzare in modo mirato la capacità di provocare reazioni. Per ottener la reazione curatrice è necessario utilizzare una sostanza capace di creare disturbi che somiglino il più possibile all’insieme dei sintomi del paziente. Per evitare di ottenere un aggravamento, anziché una benefica reazione, tutte le sostanze utilizzate vengono somministrate in dosi infinitesimali. Le sostanze capaci di alterare l’organismo vivente, sono altrettanto capaci di stimolarlo a reagire nella direzione opposta.
Semplificando in modo drastico, se il caffè in dosi consistenti può dare eccitazione, in dosi molto diluite può diventare calmante.
Nella terapia omeopatica vengono impiegate sostanze diluite e dinamizzate capaci di creare disturbi simili a quelli del paziente. Il compito del medico omeopata è quello di cercare tra le sostanze conosciute , quale sia capace di creare l’insieme dei problemi, dei sintomi presenti nel paziente. Una volta identificato e somministrato, il rimedio provocherà una reazione del malato alla sostanza che coinvolgerà la malattia somigliante di cui è affetto, avviando così il processo di guarigione.
La professionalità.
I rimedi usati senza tenere conto dell’insieme dei problemi, della complessità del soggetto possono dare reazioni negative. L’omeopatia è una scienza ad altissima definizione. Chiunque maneggia a propria discrezione i rimedi, produce danni irreversibili. Ecco perché l’omeopatia è riservata in modo indiscutibile alla professione medica.
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